Il contributo della Fondazione agli scavi archeologici di S.Giovanni

Nel 2015 la Fondazione Isola d’Elba contribuirà al progetto degli scavi archeologici nel sito di San Giovanni, condotti da una squadra di studiosi e archeologi guidati dal professor Franco Cambi dell’Università di Siena. Il progetto, valutato positivamente dalla Commissione Cultura e approvato dal CDA della Fondazione, è di seguito illustrato nell’intervista di GiorgioGiusti al prof. Cambi:

G.G: “Come è nata ed ha preso corpo questa campagna di scavi archeologici nel sito di San Giovanni?”

F.C.: La ricerca archeologica a San Giovanni, nata dall’intento di verificare la presenza e la consistenza dei forni antichi per la riduzione dei minerali di ferro e per la produzione di lingotti di ferro, ha aperto inattese prospettive di conoscenza storica sul passato dell’isola. La prospezione geofisica condotta nel 2011 da Laura Cerri (una specialista delle ricerche archeologiche preliminari) faceva ipotizzare la presenza di numerosi resti archeologici sepolti e di definire la straordinaria complessità dell’area e la potenzialità archeologica del sito. Apparivano evidenti le tracce di un’attività produttiva legata allo sfruttamento delle risorse minerarie, concentrata soprattutto nella fascia di terreno situata fra la villa della famiglia Gasparri e il mare. L’attività metallurgica in questa zona era peraltro dimostrata anche dalle numerose scorie di ferro e dai residui di argilla concotta presenti su quasi tutta l’area.

Nonostante i saggi geomagnetici preliminari, lo scavo ha riservato una grandissima sorpresa; quali sono state le reazioni sue e del gruppo di studenti impegnati nello scavo, al momento della scoperta di una fattoria con ampia zona di stoccaggio dei vini?

Come spesso accade, l’intervento in profondità  integra, arricchisce e modifica le idee che un gruppo di ricerca si è fatto nei mesi di progettazione dell’intervento stesso. E’ certo che a San Giovanni, nella proprietà Gasparri, doveva trovarsi un importante centro per la produzione del ferro, fra il tardo periodo etrusco e il primo periodo romano. Era difficile, tuttavia, poter dire da subito se si trattava di fornaci ceramiche, di forni siderurgici o, come poi si è scoperto di un violento incendio. Sapevamo anche, sulla scorta di ricerche ripetute condotte a Populonia e a Scarlino, che dovevamo aspettarci una precoce conclusione delle attività siderurgiche, approssimativamente fra la fine del II e gli inizi del I secolo a. C.  I forni per il ferro ci sono sicuramente ma si trovano al di sotto della fase della fattoria. Ci arriveremo, ma servono calma e pazienza. Dalle prospezioni emerge, fra l’altro, la presenza di un edificio antico sepolto in prossimità di casa Gasparri e della chiesa di San Marco.

Trovandosi il cantiere interessato dagli scavi ai piedi della collinetta dominata dai ruderi della Villa Romana delle Grotte, Lei ritiene che i resti della fattoria portati alla luce dal vostro competente scavo, siano una pertinenza della stessa? Quali sono, se presenti, i riscontri che possono suffragare questo legame? Dal 2012, anno che segna l’inizio dello scavo, si sono susseguiti negli anni altri interventi; quali nuovi dati sono emersi nelle ultime campagne di scavo?

La fattoria che abbiamo individuato nella proprietà Gasparri è sicuramente una pertinenza della soprastante villa delle Grotte. La fattoria, e con essa la piantagione e il porticciolo, precede di 40-50 anni la villa. Gli stessi autori antichi dicono che, prima di costruire la villa, bisognava avere ben avviato la parte rustica della proprietà e messo a regime vigneti, oliveti, campi aperti e allevamenti. Il periodo tardo-repubblicano è un periodo molto avanzato dal punto di vista agronomico. Cicerone, Pompeo, Cesare, i Licinii, i Sestii, insomma tutti i personaggi importanti di quel periodo erano bravi agricoltori. L’agronomia era una parte consistente della loro educazione.

La villa, con ogni probabilità, apparteneva ai Valeri Messala, una famiglia che ha un posto eminente nella storia di Roma e nella romanizzazione dell’Italia. Un’ ulteriore conferma è rappresentata dal fatto che i dolia interrati trovati nella fattoria recassero il marchio di fabbrica di un certo Hermia, schiavo-manager dei Valeri. Per noi è difficile pensare oggi che un uomo privo dei diritti che a noi sembrano naturali (quelli civili) potesse essere una persona di fiducia, uno che investiva i capitali affidatigli dal proprio padrone ma è proprio così.

La fattoria viene distrutta da un furioso incendio al volgere fra I secolo a.C. e I secolo d.C.

Siamo giunti alla vigilia della “campagna di scavi 2015” alla realizzazione della  quale il C.d.A. della Fondazione Isola d’Elba, in accordo con il Comitato Cultura,  ha ritenuto doveroso fornire il proprio apporto economico; quali sono le attese Sue e della giovane squadra che opera sotto la Sua direzione?

Il sostegno economico della Fondazione Isola d’Elba è, per noi, prezioso. Per il 2015 opereremo ancora a San Giovanni, cercando di chiarire meglio quale sia l’effettiva estensione dell’abitato antico, che si sta rivelando molto complesso. Molto complesso ma anche di grande fascino. Studenti, ricercatori e volontari, locali e non, sono molto affezionati a questo luogo e a questo progetto. Vogliamo anche chiarire meglio quali siano gli itinerari che intercorrevano fra San Giovanni e la villa delle Grotte.

Il gruppo AITHALE è presente sui social network: quali sono i vostri legami con la realtà estera?

Partecipiamo a molti convegni internazionali, fra i quali annoveriamo: due importanti convegni sulla metallurgia antica svoltisi in Austria (Innsbruck e Huettemberg); il grande convegno internazionale Landscape Archaeology Conference (2014); parteciperemo, su invito dell’organizzazione, al grande convegno della European Association of Archaeologists, che si terrà a Glasgow in settembre. Tutto questo sempre parlando di Elba archeologica, ovviamente.

E sui media? E’ uscito da poco un servizio su Discovery news, rilanciato dai media spagnoli (e da loro interpretato in chiave fantasiosa). Ma l’evento più atteso è certamente il documentario sul paesaggio dell’isola d’Elba, prodotto dal canale televisivo culturale franco-tedesco ARTE, sul tema dei paesaggi europei, per la serie “Paysages d’ici et d’ailleurs”. La trasmissione sarà diffusa anche nel sito web “ARTE+7”.
Tra le varie interviste segnaliamo quelle realizzate al Parco Archeologico della Villa delle Grotte, agli scavi della Fattoria Romana di San Giovanni e al Parco Minerario di Rio Marina.

Per concludere quest' intervista vorrei formulare una domanda un po’ provocatoria:

Come vede, un Archeologo come Lei, il futuro della valorizzazione dell’Elba in campo archeologico? Ritiene giusto scavare un sito di grande interesse storico e dover chiudere lo scavo con la copertura dello stesso?

La ricerca archeologica ha senso se:

  1. Serve a capire meglio come erano fatti e come funzionavano i paesaggi del passato. Il mio Laboratorio di Siena ha partecipato attivamente alla stesura del Piano Paesaggistico regionale proprio per capire quali siano state le dinamiche di trasformazione del paesaggio in passato, dalla preistoria all’età moderna.
  2. E’ finalizzata alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico e al recupero delle memorie nelle loro diverse forme: dagli scrittori greci e latini ai terrazzamenti per vigneti costruiti dai nostri nonni.
  3. E’ finalizzata alla comunicazione di questo stesso patrimonio alla società locale nella sua interezza (partendo dalle scuole e dalle associazioni) e al pubblico che viene da fuori (i turisti).

Giorgio Giusti - commissione cultura