Invasione di Lymantria Dispar all'isola d'Elba

Portoferraio, 5 giugno 2018

Lymantria Dispar è una delle 100 specie di insetti più dannosi al mondo, un lepidottero defogliatore di piante fruttifere, ornamentali e forestali.

Sono passati dodici anni dal primo focolaio, nei boschi del comune di Rio Marina, in concomitanza della foliazione con la fuoriuscita delle larve: un’indicazione precisa, un dato che non viene preso sul serio, perché appare nel campo delle previsioni dello sfogo della natura. Del resto la Lymantria figura in buona posizione sulla lista degli ecologisti che credono che la forza della natura possa fare a meno della gestione dell’uomo.

Gli esperti hanno detto: è un ciclo naturale, dura due tre anni poi tutto ritorna normale, ma forse non è così. Sono passati undici anni e l’infezione Lymantria Dispar come il tentacolo di una piovra si è estesa su buona parte del territorio dell’isola d’Elba. Noi della Commissione Natura e Ambiente della Fondazione Isola d’Elba onlus per accertarci abbiamo monitorato il ciclo evolutivo completo e l’espandersi dell’infezione: la lymantria compie una sola generazione all’anno, le larve, in forma di “bruchini” neri, nascono in primavera quando cominciano a germogliare le piante. Lo sviluppo larvale dura circa tre mesi, e si completa verso la fine di giugno, nella corteccia degli alberi. Lo sfarfallamento avviene in genere nella prima decade di Luglio e dura una quindicina di giorni. L’ovatura sulle piante fornisce informazione sull’incremento dell’infestazione della prossima primavera. Un bioindicatore preciso emesso ogni anno dalla FONDAZIONE ISOLA D’ELBA onlus, una diagnosi sui segni vitali lasciati dal bombice Lymantria Dispar.

Depositate le uova, il crisalide riprende a vegetare e sugli alberi, pur stressati, ricompaiono le foglie, ma per qualche anno non daranno più frutti. Ma non è tutto qui: dove l’infezione è avvenuta per più anni il bombice Lymantria supera i limiti che gli alberi possono sopportare, le chiome delle piante si spogliano, la corteccia si corrode, i rami seccano e cadono.

Il danno provocato dagli stadi larvali, non riguarda solo la defogliazione degli alberi, è lo scempio anche di qualsiasi forma di vita inquilina dei boschi: dai nidi dell’avifauna sino ai rettili, muore tutto.

La difesa? I bruchi, superata un certa soglia, vanno trattati con preparato biologico a base di Bacillus Thuringiensis. Però nessuno fa nulla: gli ecologisti non appaiono scossi da tanta tragedia, come gli rimproverano anche i critici più benevoli. In realtà gli addetti ai problemi dell’ambiente più che una branca scientifica ci appaiono come un organismo politico amministrativo, e non ci sembrano codificati in termini ecologici rigorosi di competenza e di azione a nessun livello di intervento.

Il Parco, con la distribuzione tramite elicottero, di tonnellate di bocconi avvelenati con principio attivo Brodifacoum anticoagulante persistente, a Montecristo è riuscito a debellare l’alieno Rattus rattus o ratto nero, insieme ad un numero imprecisato di gabbiani reali e altri esseri viventi. Ed è vero che sta vincendo la lotta contro tutte le “razze aliene” presenti sull’isola di Pianosa: gatti, asini, ratti, cornacchie, lepri, fagiani, ricci e pernici. Tutti eradicati o brutalmente uccisi. Milioni di Euro spesi a favore della cosiddetta “biodiversità autoctona”.

Una domanda viene spontanea: dopo i brillanti successi ottenuti a Montecristo e Pianosa, in questi 12 anni di invasione del bombice Lymantria Dispar è stato attivato uno studio sul patrimonio naturalistico dell’Isola d’Elba che continua a degradarsi e imbruttirsi per un politica scorretta, disordinata, e di completo abbandono, sui danni reali di questo verme? Per l’ennesima volta la Fondazione rilancia l’allarme: nel giro di un paio di anni, in assenza di interventi specifici, anche la parte occidentale dell’Elba ed il massiccio del Capanne saranno desertificati dalla Lymantria.

Stranamente, anche i parlamentari più battaglieri ed i partiti che si definiscono progressisti sono tiepidi di fronte a un problema come questo, un po’ per mancanza di idee chiare, un po’, diciamo la verità, anche perché l’ambiente, come tanti altri problemi dell’Arcipelago Toscano, sembrano passati sotto le forche caudine della lottizzazione politica.

Ci auguriamo che con le novità del Governo appena nominato cambi anche la mentalità sulla tutela ambientale. La Natura, in particolare nell’Arcipelago Toscano, è la risorsa più importante da proteggere e valorizzare.

La Fondazione Isola d’Elba è pronta a collaborare in modo costruttivo con tutti gli interlocutori che vorranno realmente impegnarsi a riportare nell’alveo della normalità la presenza della Lymantria sulla nostra isola.

Fondazione Isola d’Elba ONLUS

Presentazione libro ''Nato per il Mare''

Rotary Club Isola d'Elba, con il patrocinio del Comune di Portoferraio, invitano i cittadini alla presentazione del libro ''Nato per il Mare''. Saranno presenti Carlo Gasparri, Giorgio Cuneo e Francesco Cinelli, rispettivamente Presidente, Vicepresidente e membro della Commissione Natura e Ambiente della Fondazione Isola d'Elba.

I Giganti Verdi di Portoferraio

E' possibile scaricare gratuitamente il libro "I giganti verdi di Portoferraio" cliccando sulla copertina.
Il libro è in formato PDF ed è 79 MB, quindi occorrerà qualche minuto per scaricarlo.

Alberi monumentali - 2

Secondo appuntamento con il censimento delle piante con valore storico presenti all'Isola d'Elba. E' la volta del Leccio di Bagnaia.

Alberi monumentali

E' inziato il censimento delle piante con valore storico o dimensioni particolari presenti all'Isola d'Elba. La prima è la sughera del golf Acquabona.

 

Comunicato stampa - 04 novembre 2014

“Unire gli Elbani”. E renderli parte consapevole, attiva e reattiva nella gestione della loro Isola.
Queste le premesse fondanti della Fondazione, ed è su queste premesse che la Commissione Natura e Ambiente, presieduta da Carlo Gasparri, lancia le prime due concrete proposte:

“Punti binocolo”: l’Elba, morfologicamente, regala panorami mozzafiato semplicemente unici. Difficile trovare una qualsiasi altra località che, nello spazio di pochi chilometri, offra la stessa varietà di scenari naturali. Coste scoscese e spiagge dorate, mare azzurro e colline fiorite, montagne ferrose e boschi secolari… e ancora rocce granitiche, albe e tramonti…
Purtroppo, specie negli ultimi anni, molti punti panoramici si sono persi, soffocati da una vegetazione non più amorevolmente accudita e gestita come un tempo.
Restituire agli Elbani, e naturalmente anche ai turisti, la possibilità di godere appieno di tanto splendore è possibile: individuare le migliori “postazioni”, acquisire le necessarie autorizzazioni, procedere al ripristino secondo le migliori regole dell’arte. Questo il nostro obiettivo. Realizzabile in tempi ragionevolmente brevi e con costi minimi, soprattutto se, come ne siamo certi, saranno in molti i cittadini disposti a collaborare e ad aiutarci. Piccolo sforzo, grande risultato.

“Giganti verdi”: quanti sono, quali sono, dove sono gli ultimi testimoni viventi dei secoli passati? E soprattutto: stanno bene? O hanno bisogno di cure e affetto? Censire le piante più vecchie e imponenti, ma anche quelle semplicemente “più belle”, o legate a episodi storici, tradizioni, leggende. Monitorare il loro stato di salute, mettendo in atto tutti gli accorgimenti necessari a garantirne la tutela. Realizzare una mappatura completa, da riportare sui siti istituzionali, come l’elenco regionale degli alberi monumentali, ma anche in tutti i siti e le pubblicazioni a carattere turistico/ambientale. E infine, realizzare una pubblicazione che consenta a tutti di andare a conoscerli “a casa loro”, dal vivo. Testimoni della Storia, custodi del presente e del futuro..

Chiediamo per questo la fondamentale collaborazione di tutti coloro che condividono le nostre idee: per dare il via alle operazioni, è necessario completare le mappature nel più breve tempo possibile.
Inviateci quindi le vostre segnalazioni e fateci conoscere le vostre idee: per entrambi i progetti possono bastare delle foto nitide accompagnate da qualche nota e dalla localizzazione, se possibile in punti GPS: valuteremo insieme le soluzioni migliori, e cercheremo di dare forma e corpo a due iniziative che siamo sicuri saranno solo l’inizio di una nuova, grande avventura di svolta positiva per la nostra meravigliosa Isola!

Giganti verdi

Per tracciare i lineamenti di una qualsiasi realtà ambientale nel suo complesso, è necessario porre in luce le modalità e la tipologia delle relazioni che si stabiliscono fra l'uomo e l'ambiente che lo ospita.
Dove l'ambiente è sede e supporto di attività umane si realizza inevitabilmente un rapporto fra cultura, che è patrimonio e qualità tipicamente umana, e l'ambiente circostante. Ogni cultura con il suo particolare tipo di produzione di beni e di servizi, con i bisogni materiali e gli imperativi morali della sua base sociale, da rilievo alle condizioni dell'ambiente vegetale. Partendo da queste considerazioni è piacevole scoprire qua e là alberi maestosi, veri e propri monumenti, da frutto o da arredo che torreggiano perfettamente inseriti nel paesaggio dell'isola d'Elba: alberi isolati o facenti parte di formazioni boschive che per età o dimensioni possono essere considerati rari esemplari di maestosità e longevità addirittura secolari, se non millenari, cresciuti insieme ad episodi storici legati alla vita degli uomini. Monumenti viventi che si collocano accanto a quelli creati dall'uomo, costituendone un patrimonio di inestimabile valore da tutelare; per tutta questa meraviglia, giunta fino a noi, dobbiamo ringraziare la natura e la cura da parte di uomini del passato. Oggi i "GIGANTI VERDI", sono minacciati da un comune pericolo, che per la sua vastità non può essere paragonato a nessun altro finora affrontato. Questo pericolo è sorto dalla convergenza di vari fattori: la presenza di ungulati sul territorio con conseguente abbandono da parte dell'uomo, alberi soffocati da piante infestanti come l'edera ed altre dannose, e gli attacchi dei parassiti; questi ultimi non solo sono nocivi, ma ne mettono addirittura a repentaglio la sopravvivenza. Tale fenomeno è più evidente in determinate zone rispetto ad altre ma in realtà, esistono reciproche influenze su alcuni tipi di piante: cinipide galligeno, mal dell'inchiostro nel castagno, punteruolo rosso nelle palme, ecc... Lo stato attuale delle cose, non deve però significare rinuncia sia ad una doverosa oculatezza nella gestione, sia alla ricerca di sempre nuovi studi che vadano a conservare gli alberi ed il loro originario carattere.
Questo stato di allarme ha, per così dire, portato alla ribalta il problema ecologico non sereno e equilibrato, volto più al servizio di ideologie politiche, piuttosto che alle indagini dei fatti e delle connessioni nonché alla ricerca di possibili rimedi; in verità le leggi e le istituzioni per la tutela del paesaggio non mancano, occorre però che esse siano operanti con il fermo proposito di tradurle in realtà. E' dunque auspicabile ogni iniziativa che tenda a porre un freno all'estendersi del degrado, frutto dell'abbandono.
Il progetto della commissione NATURA E AMBIENTE della "Fondazione Isola d'Elba Onlus" intende dare a questi grandi alberi una carta di identità, seguendo le linee guida della scheda per le proposte di inserimento nell'elenco regionale degli alberi monumentali (ai sensi L.R. 60/98).
Al di là dell'alone mitico, il monitoraggio tratterà di proposito un gran numero di alberi fra i più grandi e longevi, in modo da stabilire un insieme di cognizioni fondamentali per chi volesse approfondirne in seguito le conoscenze.
Ciascun albero sarà censito attraverso descrizioni, foto e filmati, schedato con il nome latino e italiano. Tuttavia, al nome scientifico aggiungiamo quello locale qualora fosse diverso rispetto a quello utilizzato in altre zone d'Italia. Il tutto allo scopo di fornire informazioni di base, indispensabili per comprendere i fenomeni e i processi naturali e non, che avvengono sul territorio dell'isola d'Elba.

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